Campi Flegrei, il supervulcano: abbiamo un Yellowstone in Europa?

23.04.2023

La metropoli di Napoli si trova a dieci chilometri dal Vesuvio. Alcuni considerano questa una distanza sicura. Ma dimenticano un vulcano molto più grande: i Campi Flegrei. Un'eruzione passata fu così violenta che potrebbe aver dato il colpo finale alla popolazione di Neanderthal.

Testo: Kathelijne Bonne. 

Si può parlare di Napoli e non menzionare il famigerato Vesuvio, la città sepolta di Pompei e Plinio il Giovane? Questi tre sono inestricabilmente legati dall'eruzione dell'anno 79 d.C., forse la più famosa eruzione della storia. Allora, il diciassettenne Plinio descrisse il corso dell'eruzione nel modo più oggettivo possibile. Il suo resoconto è, quindi, una delle prime descrizioni vulcanologiche fatti in un modo scientifico. 

Il Vesuvio, visto da Posillipo, Napoli. Un tipico vulcano 'visibile'. (foto: K.B.)
Il Vesuvio, visto da Posillipo, Napoli. Un tipico vulcano 'visibile'. (foto: K.B.)

Caput mundi

Pompei, oggi un piccolo commune, era una fiorente città dell'Impero Romano e nessuno saprà mai se Pompei, e non Roma, sarebbe stata la caput mundi, se non fosse stato il Vesuvio a cambiare il corso della storia. 

Pero, sarebbe stata questa parte d'Italia quasi subtropicale ugualmente attraente per l'agricoltura e quindi per la civiltà, senza i fertili suoli vulcanici? Ma mentre il Vesuvio è l'unico vulcano chiaramente presente nella zona, è solo uno dei tanti vulcani dell'Italia meridionale, e certamente non il più grande.

È nanizzato dal vulcano più grande, più pericoloso e ancora inosservato d'Europa: i Campi Flegrei, a ovest di Napoli.

Vulcano invisibile

Campi Flegrei significa "campi ardenti". Contrariamente a quanto suggerisce il nome, questa è una regione di belle colline verdi con vigneti e frutteti di limoni e arance, così diversa dall'arido e marrone Vesuvio. Ma se guardate più da vicino, vedrete che tutte queste colline sono in realtà piccoli vulcani.

Questi vulcani fanno parte di un complesso vulcanico più grande, che è largo circa dodici chilometri. Si estende su tutta l'area della baia di Pozzuoli, compresi i comuni di Bacoli e Baia, e la periferia occidentale di Napoli. La costa frastagliata con molte cale, baie, insenature, promontori e scogliere è interamente scolpita dall'attività vulcanica e gli effetti del mare sulle rocce vulcaniche.

I Campi Flegrei sono uno dei pochi supervulcani al mondo. Se questo non è abbastanza, questa zone è anche sovrappopolata.

I supervulcani dormono da migliaia a decine o centinaie di migliaia di anni, in modo tale che la loro esistenza non è ancorata nella memoria collettiva dell'umanità. In caso di eruzione cataclismiche come quelle di 39 e 15 migliaia di anni fa, la distruzione nella zona era totale e l'impatto globale. Le cosiddette super-eruzioni hanno il potere di mettere la storia e l'evoluzione su un altro binario.

Immagine satellitare dei Campi Flegrei nella baia di Pozzuoli. Contate i crateri!
Immagine satellitare dei Campi Flegrei nella baia di Pozzuoli. Contate i crateri!

Yellowstone, Pinatubo, Vesuvio, Tonga

Ma cos'è un supervulcano? Il nome si riferisce al volume eccezionalmente grande di magma che viene rilasciato durante un'eruzione, e alla natura esplosiva di un tale evento.

Da centinaia a più di mille chilometri cubi di magma vengono rilasciati durante una singola eruzione. Gli scienziati usano un indice per esprimere la potenza di un'eruzione: il VEI, o indice di esplosività vulcanica (volcanic explosivity index). Un VEI di 8 è il più grande, come quello di Yellowstone 640.000 anni fa. La più grande eruzione dei Campi Flegrei aveva un VEI di 7, il Pinatubo in 1991 era un 6, e l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. era solo un 4. E per il vulcano Hunga Tonga, i piu recenti calculi rivellano che era un gran 5 o ansi, un 6.

Un supervulcano non ha l'aspetto di un normale vulcano. Non c'è un monte. La sua potenza distruttiva lascia solo una grande area collassata, una caldera, con crateri piccoli, sorgenti calde, fumi di zolfo, geyser e laghi craterici. E terreni fertili e belli. 

Torniamo in dietro nel tempo e vediamo come tutto è cominciato nei Campi Flegrei.

Grandi eruzioni vulcaniche. Pinatubo nel 1991. Aveva un indice di esplosività vulcanica di 6.
Grandi eruzioni vulcaniche. Pinatubo nel 1991. Aveva un indice di esplosività vulcanica di 6.

Primi segni di vulcanismo

L'attività vulcanica iniziò circa 47 mila anni fa, durante l'ultima era glaciale. Poi la zona dove adesso si trovano i Campi Flegrei, cominciò a emergere dal mare. Al inizio si formarono alcuni piccoli crateri vulcanici che ora formano parte dell'isola di Procida e Monte de Procida, una colina a ovest dei Campi Flegrei. In seguito, di tanto in tanto si verificarono eruzioni relativamente piccole. 

In quel tempo, la terraferma d'Italia era popolata dall'homo sapiens e da gruppi di Neanderthal, che allora erano già in diminuzione. 

Ma quanto poco potevano immaginarsi di ciò che li attendeva.

39.000 anni fa: Sassi, grandi come case

Nelle profondità la roccia calda e fusa cominciò a riempire una gigantesca camera magmatica. La pressione sotto la terra aumentò. Un bel giorno, 39 mila anni fa, la pressione raggiunse un punto critico ed insostenibile.

La superficie terrestre si spezzò e in una gigantesca eruzione, 150 chilometri cubi di magma polverizzato furono rilasciati nel cielo. L'Europa tremò sotto una super eruzione. I vulcanologi hanno calcolato che la colonna eruttiva si è alzata per 40 km nel cielo, attraversando tutta l'atmosfera e raggiungendo la troposfera. Una tale eruzione viene definita ultrapliniana (più potente di quella osservata da Plinio), e la magnitudine "super colossale".

Sassi, grandi come case, colpivano sulla Campania. Gli umani in gran parte dell'Italia perirono. Parti di Europa e l'Asia occidentale furono coperte da una spessa coltre di cenere e pietre. Tsunami devastarono le coste del Mediterraneo. Non rimase nulla del vulcano stesso, solo un'enorme caldera spalancata che probabilmente si riempì di acqua di mare e cenere vulcanica quando la "tempesta" si placò.

Inverno vulcanico

Le particelle e i gas più sottili orbitavano intorno alla Terra, trasportati dai venti. Una nebbia scura o un aerosol, bloccava il passaggio della luce solare. Seguì un inverno vulcanico che durò diversi anni. Gli ecosistemi furono sconvolti, così come gli equilibri tra prede, predatori ed umani.

Alcuni antropologi suggeriscono che l'estinzione dei Neanderthal in Italia (o Europa?) potrebbe avere qualcosa a che fare con la catastrofe dei Campi Flegrei.

Disastri a parte, mi piace pensare che altrove nel mondo l'homo sapiens e gli ultimi gruppi di Neanderthal possano aver guardato con stupore i tramonti infuocati che sono noti per verificarsi dopo grandi eruzioni. Si sarebbero dati delle gomitate e avrebbero puntato il dito verso il cielo per dire: guarda che bello?

Ignimbrite Campana

Una roccia grigiastra che si può trovare in diversi luoghi della regione Campania e ben oltre, è la cenere pietrificata e depositata di questa gigantesca eruzione di 39.000 anni fa, conosciuta come Ignimbrite Campana o Tufo Grigio. Ignimbrite viene dal latino igni e imbri, fuoco e pioggia.

Dopo questa cataclismica eruzione, il vulcano dei Campi Flegrei divenne tranquillo, almeno per un periodo di circa 25 mila anni.

Le rocce grigie sono gli strati di cenere dell'Ignimbrite Campana, la mega-eruzione di 39.000 anni fa. Isole di Procida e Ischia all'orizzonte. (foto: K.B.)
Le rocce grigie sono gli strati di cenere dell'Ignimbrite Campana, la mega-eruzione di 39.000 anni fa. Isole di Procida e Ischia all'orizzonte. (foto: K.B.)

15.000 anni fa: Tufo Giallo Napoletano

Molti edifici storici della città di Napoli e dintorni sono costruiti con una pietra porosa dal caratteristico colore giallo pallido, il famoso Tufo Giallo Napoletano. Può essere una coincidenza, ma il colore corrisponde a quello del pigmento dell'artista chiamato Giallo di Napoli.

Il Tufo Giallo Napoletano attesta di una seconda eruzione cataclismica, avvenuta 15 mila anni fa. Non fu gigantesca come l'eruzione precedente, ma ancora 40 chilometri cubici di magma soffiarono nel cielo: Era quattro volte tanto quanto il Pinatubo del 1991. La cenere gialla pietrificata fa ora parte del patrimonio naturale e culturale della Campania e ha uno status protetto.

Magna Graecia

Nonostante la sua storia violenta, i Campi Flegrei sono stati un luogo molto attraente per i colonizzatori. La zona è stata abitata dall'uomo per un tempo molto lungo grazie ai suoi terreni fertili sotto un clima ideale. La più antica colonia greca della penisola italiana, Kyme, oggi Cuma, si trova ai margini dei Campi Flegrei.

Da Kyme i greci fondarono le altre grandi colonie della Magna Grecia, come Neapolis e Zancle (Messina). Infatti, i Campi Flegrei stanno pieni di siti archeologici greco-romani di livello mondiale.

Città di Bacoli, Lago Fusaro e Monte di Cuma. (foto: K.B.)
Città di Bacoli, Lago Fusaro e Monte di Cuma. (foto: K.B.)

Evacuare Campi Flegrei?

L'ultima eruzione in Campi Flegrei ebbe luogo nel 1538. Questa non era grande come le due eruzioni cataclismatiche sopra citate, ma era una delle tante piccole eruzioni. Una nuova montagna sorse allora dalla superficie, Monte Nuovo, ora riserva naturale. 

Più recentemente, negli anni ottanta del secolo scorso, la città di Pozzuoli fu evacuata come precauzione di un'imminente eruzione. Il terreno aveva iniziato a sollevarsi, lentamente pero notevolmente, un proceso conosciuto come il bradisismo. Insieme con gli sciami sismici, questo suggerisce che la camara magmatica si stava riempiendo e un'eruzione potrebbe essere imminente.

L'eruzione non è mai arrivata e il magma è rimasto dov'è. Ma per quanto tempo? Mentre traduco questo articolo nel 2023, è iniziata una nuova fase di bradisismo e terremoti. Dove porterà?

Imprevedibile

Oggi, gli abitanti del luogo si ricordano del vulcanismo dal sentore di zolfo nell'aria, dalle sorgenti di acqua calda e dai fumi e dai piccoli terremoti. Il famoso vulcano Solfatara vicino a Pozzuoli ora fuma, bolle, odori e sibili.

Fino a tempo fa era aperto ai visitatori, ma è stato chiuso a causa del suo comportamento erratico e imprevedibile, avendo tolto la vita ad alcuni che si sono avvicinati troppo alle sorgenti bollenti.

Sotto i piedi di Plinio

Plinio il Giovane era vicino al Capo di Miseno, un'enorme roccia sporgente nel Mar Tirreno, quando vide lo spettacolo del Vesuvio nell'anno 79. Avrebbe sospettato che sotto i suoi piedi ci fosse un vulcano molto più grande del Vesuvio?

Capo Miseno e tufo giallo (foto: K.B.).
Capo Miseno e tufo giallo (foto: K.B.).

Vuoi leggere e saperne di più sulla ricchezza culturale e naturale dei Campi Flegrei in generale? Ti consiglio Campi Flegrei di Attilio Wanderlingh.

bibliografia

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Sigurdsson H., Carey S., Cornell W., Pescatore T. 1985 The eruption of Mount Vesuvius in 79 AD. National geographic research, 1 (3): 332-387 

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Colella A., Di Benedetto C., Calcaterra D. et al. 2017 The Neapolitan Yellow Tuff: An outstanding example of heterogeneity Construction and Building Materials, 136, p. 361-373. 

Deino A.L., Orsi G., Vita S. & Piochi M. 2004 The age of the Neapolitan Yellow Tuff caldera-forming eruption (Campi Flegrei caldera - Italy) assessed by 40Ar/39Ar dating method. Journal of Volcanology and Geothermal Research, 133 (1-4), p. 157-170. 

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